Sei tu la mia città

Napoli
Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? Come mai nessuno non ha ancora posto questi quesiti esistenziali ai pinguini di Madagascar? Eppure è strano perché tra le domande degli americani agli italiani di “BuzzFeed”, e quelle degli italiani agli americani dei “The Jackal”; quelle de ” Il terrone fuori sede” del Sud fatte a quelli del Nord e le risposte de “Il Milanese Imbruttito” ai meridionali, pare che il punto interrogativo non abbia risentito della crisi. Secondo recenti studi, al Mezzogiorno continuano a vivere senza sapere “Cos’è la schiscetta?” così come al Settentrione si sono abituati all’uso del verbo uscire sia transitivo che intransitivo. Tuttavia c’è una domanda che potrebbe andare bene per tutto lo “stivale”: Quando pensi alla tua città, qual è la prima cosa che ti viene in mente? Piatto tipico, monumenti, strade abitudini, modi di dire, canzoni? Per quanto possa sembrare semplice questa domanda il problema della risposta non sta tanto nella definizione di quella città, ma in ciò che la identifica come la tua.
Accendendo la radio o guardando lo spot di una nota azienda automobilistica italiana vi sarà capitato di ascoltare #Seitulamiacittà (il primo estratto del sesto album “La rivoluzione sta arrivando” dei Negroamaro). Per la band pugliese il senso di appartenenza ad una città si riconosce in una persona, nelle sue mani, o perchè no, nei suoi capelli e anche noi (LaDa & LaLi) ci siamo chieste cosa associamo quando pensiamo alle nostre rispettive città. Semplice per un blog che si chiama Forever33 (33 Simbolo importante nella tradizione cattolica) sarebbe stato stilare una Tavola dei 10 comandamenti e spiegare attraverso un decalogo il nostro #IoNonSonodiNapoliSeNon o #IoNonSonodiMilanoSeNon. Ma ancor prima delle nostre risposte è curioso capire se il senso di “appartenenza” di natura soggettiva resta legato alle proprie origini essendo radicato nella cultura, nella famiglia oppure in casi di trasferimenti a lungo termine (vedi #labuonascuola) a quelli nella nuova città di adozione.

Milano
E attraverso i dialetti, le cadenze, gli accenti che raccontano ancor di più le impronte di una città (l’ha scoperto persino la Nutella, che in Italia c’è una lingua speciale che cambia da Nord a Sud, da una regione all’altra #Nutelladialetti) che abbiamo chiesto ai cittadini di diverse località italiane che cosa significava per loro appartenere al luogo che sentivano proprio.
Ascoltando le risposte si scopre un’altra Italia che va al di là degli stereotipi negativi di napoletani indecorosi, romani privi di anticorpi e milanesi troppo Exposti.
Italiani che per fortuna o purtroppo oltre a porsi delle domande sanno anche darsi delle risposte.
