Dawson — il ragazzo alla finestra
C’era un tempo in cui il mondo non vibrava in tasca ogni trenta secondi. Un tempo in cui le notifiche non erano i “mi piace” su Instagram, ma sguardi rubati in corridoio o in palestra durante l’ora di ginnastica.
C’era un tempo in cui chiedevi all’amica del cuore di fare una foto al ragazzo che ti piaceva, pur di non far capire che eri tu a stargli dietro. Quelle foto poi le stampavamo e le custodivamo come piccoli tesori tra le pagine del diario, insieme alle immagini dei nostri idoli degli anni ’90 e 2000, tra cui Dawson.
Era anche il tempo in cui bisognava essere a casa in orario. Non per Netflix, non per le repliche. Perché la puntata di Dawson’s Creek iniziava e basta. E se la perdevi, la perdevi davvero.
Chi di noi, guardando la serie, non ha sognato di abitare a Capeside, dormire con la finestra aperta e sperare che qualcuno salisse da una scala a pioli?
Dawson Leery ci ha insegnato l’arte dei viaggi mentali. La sua passione per il cinema non era solo un hobby: era il suo sogno più grande, la sua ossessione.
E noi, seduti sul letto con il telecomando in mano, sognavamo insieme a lui, immaginando che anche la nostra vita potesse avere la colonna sonora di un film.
Team Dawson o Team Pacey?
Il biondo sognatore o il ribelle dal cuore d’oro?
Team Joey o Team Jen?
La ragazza della porta accanto o la bellezza tormentata arrivata da New York?
E poi c’erano loro: la nonna di Jen, severa ma saggia; Jack con la sua ironia capace di alleggerire anche i momenti più difficili; Andie, fragile e forte insieme. Puntata dopo puntata diventavano un pezzetto di noi.
Intanto la Smemoranda si trasformava nel nostro diario segreto, dove annotavamo tutto ciò che non avevamo il coraggio di dire a voce.
E poi, quella sigla “Anouarauei”, o almeno così la cantavamo, era il segnale che per quaranta minuti potevamo smettere di essere invisibili e abitare altrove.
Dawson, il personaggio che ci ha fatto sognare quando il mondo era più lento, è rimasto chiuso nel cassetto dei ricordi dell’adolescenza.
E James Van Der Beek, l’uomo che gli ha dato un volto, è andato avanti costruendo la sua famiglia con la moglie e i suoi sei figli, condividendo anche i momenti più difficili. Ha raccontato la sua battaglia contro il cancro e la sofferenza con una delicatezza d’animo che solo quel ragazzo biondo affacciato alla finestra poteva avere, ricordandoci una cosa semplice: tutti meritiamo amore.
I don’t wanna wait for our lives to be over.
I want to know right now what it will be…
